De honesta voluptate et valetudine

La gastronomia italiana del ‘400

Il De honesta voluptate et valetudine è considerato il primo ricettario stampato a caratteri mobili. Ha avuto un enorme successo e divulgato in quelle che oggi chiamiamo Italia ed Europa. Stampato per la prima volta a Roma, in lingua latina nel 1474, poi a Venezia nel 1487 in italiano e, quindi, in tutta Europa. E’ stato tradotto in francese, tedesco e inglese.

Il De honesta voluptate et valitudine include ancora la tradizione di un ricettario di cucina del Quattrocento, ma colpisce la sua innovazione per il suo sorprendente e rivoluzionario modo di vedere e classificare cibi e preparazioni e di procedere a proposte di valorizzazione dei cibi stessi.

Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina è stato un umanista e gastronomo italiano che stampò per la prima volta il volume a Roma da Han tra il 1473 e il 1475 senza note tipografiche e in modo anonimo. Nel 1475 lo ripubblicò a Venezia aggiungendo le note e il suo nome. Trascrive in latino la maggior parte delle ricette originariamente scritte in lingua volgare da Maestro Martino, nel suo Manoscritto e lo colloca degnamente tra i punti di riferimento della letteratura gastronomica italiana che proprio tra il XIII e XIV secolo comincia a lasciare il suo segno tangibile, destinato a passare alla storia.

Nel suo trattato De honesta voluptate et valetudine (Il piacere casto e la salute), il Platina scrive: “Quale cuoco, o dèi mortali, può essere paragonato al mio Martino da Como, dal quale ho imparato la maggior parte delle cose che vado scrivendo?”.

Sacchi propone 250 piatti dal VI al X libro, la parte del testo che l’autore dedica alle ricette, ben 240 sono del Manoscritto di Martino, il Libro de arte coquinaria, composto dal 1450 al 1465.

Il Platina non si limita a una trasposizione delle ricette del Maestro Martino, ma propone un’opera di divulgazione che mette in risalto la complessità della scienza gastronomica e i problemi, a volte del tutto nuovi, che possono causare le sue applicazioni. Un gran comunicatore che astrae la ricetta rispetto alla sua destinazione pratica e la proietta in una prospettiva più ampia, filosofica e letteraria, in cui la traduzione in latino è complesso lavoro letterario e l’inquadramento del ricettario in un sistema di regole connesse al piacere della tavola è lavoro filosofico.

Presso il Museo storico etnografico Valle di Blenio sarà esposto e presentato il libro De Honesta Voluptate et Valetudine, il primo testo gastronomico stampato e presente in due edizioni del 1516 e del 1530.

Per gentile concessione di Anton Mosimann, proveniente dalla sua straordinaria collezione di ricettari e menu: cinque secoli di storia culinaria.

Le due ristampe saranno esposti presso il Museo storico etnografico Valle di Blenio, sede di Lottigna e Olivone.


Il casto piacere e la salute oppure Il piacere onesto e la buona salute?

La preposizione de si costruisce con l’ablativo e introduce il complemento di argomento. Ora, l’aggettivo honesta si riferisce unicamente al sostantivo voluptate. Voluptas (gen. voluptatis) indica in latino ogni sorta di piacere e godimento. L’accostamento di questo morigerato attributo conferisce legittimità all’esercizio del piacere. Valetudo (gen. valetudinis) è perlopiù “(lo stato di) salute”, e spesso la “buona salute”. Valetudinarium, ad es., è l’ospedale, l’infermeria in epoca romana.

Honestus, come si puó intendere, conferisce legittimità all’esercizio di questo piacere, che non ha nulla a che vedere con la sfera erotica. Il piacere cui allude è onesto nel senso di “casto, pudìco, rispettabile, decoroso” e dà subito connotazione positiva al termine voluptas, determinandone l’effettiva consistenza. La salute, invece, non abbisogna di essere “onesta” e men che meno “casta o pudica”.

La traduzione più appropriata, quindi, del sintagma, è:

Sul casto piacere e sulla salute; o come si addice ad ogni titolo moderno: Il casto piacere e la salute.
Traduzione: Massimo Lolli, docente ed esperto di latino della scuola dell’obbligo ticinese.

 

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Anton Mosimann
The Mosimann Collection, Culinary Heritage